B U R E A U   O F   P U B L I C   S E C R E T S


 

Risposta ad un liberale del Midwest


[Risposta ad un vecchio amico di famiglia che vive in una regione piuttosto conservatrice del paese. “Ho letto con grande interesse la tua autobiografia. . . . Non avevamo intuito che l’anarchia fosse ‘dove ti trovi tu’. Dobbiamo riflettere su questa credenza, dal momento che non ne sappiamo molto. Ci consideriamo più o meno dei classici ‘liberali’ che ancora sostengono la democrazia politica sposandone i principii. Un problema evidente è che gli Stati Uniti non possono più rientrare in questa categoria visto che sono diventati ormai una sorta di oligarchia corporativa. Ho la sensazione che il capitalismo sia un sistema fallimentare che necessita di essere sostituito con un processo più giusto che non premi i ricchi penalizzando i poveri. Tuttavia, ho immaginato di esaminare la razza umana (ora più di 6 miliardi di noi) e ho pensato che una sorta di struttura di governo sarebbe comunque necessaria per mantenere almeno una parvenza di ordine —  preferibilmente un governo mondiale che preveda l’abolizione totale degli stati nazione. Quindi, ho bisogno di sapere molto di più sull’anarchia — Forse potresti fornirmi alcuni riferimenti di letture particolarmente buone?”]

L’ “anarchismo” non è esattamente dove mi sono ritrovato a partire dal 1970, cioè da quando ho scoperto i situazionisti (che, tra le altre cose, criticarono gli anarchici per via della loro tendenza ad essere attaccati in maniera troppo rigida e dogmatica agli ideali di questa particolare ideologia). Ma tuttavia per scopi preliminari esso si avvicina abbastanza alle mie posizioni.

Riguardo al discorso su quanto “pratica” potrebbe essere una società anarchica (o situazionista, o socialista libertaria, o in qualsiasi modo la si voglia chiamare), essa si dovrebbe intendere non, come comunemente si crede, nel senso che “tutto è lecito” o che bisogna essere “contro ogni tipo di organizzazione”, ma va intesa soltanto come opposizione all’organizzazione gerarchica. Potrebbe essere vista semplicemente come la forma più completa e più autentica di democrazia, la democrazia estesa al massimo grado in tutti gli aspetti della vita.

Ma una tale estensione alla fine richiederebbe necessariamente anche l’esigenza di dover andare oltre il capitalismo; in quanto, la “proprietà” (“ownership”) delle necessità fondamentali della vita, nelle mani di un individuo o gruppo, risulta essere palesemente molto antidemocratica. Finché ad un tale sistema economico sarà consentito di continuare a perpetuarsi, esso tenderà naturalmente a mantenere il suo potere iniquo e a compromettere qualsiasi vera democrazia a causa dell’influenza smisurata che il denaro esercita (ad esempio manipolando le notizie attraverso il possesso e monopolio dei mezzi di comunicazione, controllando i candidati politici attraverso tangenti o “contributi”, e tramite innumerevoli altre forme di pressione e di “concorrenza” sleale in cui la disparità è grossolanamente evidente).

Inoltre, il capitalismo non può essere superato semplicemente “nazionalizzando” la ricchezza, perché ciò tende soltanto a sostituire le singole compagnie capitalistiche rimpiazzandole con un’unica grande impresa capitalistica: lo Stato, che genera a sua volta le sue nuove tipologie di classi dirigenti: ovvero delle burocrazie con i propri relativi interessi.

Una società anarchica, o autenticamente socialista o comunista (al contrario delle società esistenti che in maniera molto falsa si sono appropriate di questo nome servendosi di questi aggettivi che ho elencato per ultimi) sarebbe quindi non solo non capitalista, ma anche non statalista. Lo Stato dovrebbe essere rimpiazzato da varie tipologie e differenti livelli di movimenti di base spontanei, da un’organizzazione  democratica “dal basso”, in cui i livelli “superiori” o su scala più ampia vengono limitati e controllati attentamente dai livelli “inferiori” (per esempio attraverso dei delegati con poteri molto limitati, ai quali con molta attenzione è stato conferito l’incarico di occuparsi di questioni specifiche in modi specifici, al contrario degli attuali “rappresentanti” che invece hanno il potere di approvare centinaia di leggi su qualsiasi argomento e su un numero sempre crescente di questioni, rimanendo saldamente al potere per anni prima di poter essere sostituiti).

Questo è davvero un progetto grande e molto complesso che potrebbe non avverarsi mai. Ma a mio avviso è l’unico che abbia realmente la possibilità di funzionare nel lungo periodo. Il che non vuol dire che altri progetti più modesti e “riformisti” non sìano altrettanto importanti. Ma penso che questi ultimi possano essere visti più precisamente come semplici azioni difensive di contenimento. Per oltrepassare una volta per tutte il sistema che continua a generare tutti questi “abusi”, ritengo che sia necessario un cambiamento più radicale.

Per quanto riguarda i “riferimenti di letture particolarmente buone”, se mi è concesso di essere così immodesto, credo che una delle opere migliori sia il mio capolavoro The Joy of Revolution. Esso copre tutte le aree tematiche di qualsiasi genere, i pro e i contro di diverse tattiche politiche e strategie di ogni sorta, incluse alcune speculazioni su come una società liberata potrebbe funzionare.

KEN KNABB
Luglio 2003

 


Versione italiana di Reply to a Midwestern Liberal, traduzione dall’inglese di Van Thuan Nguyen.

No copyright.

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