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Confessioni di un
garbato nemico dello Stato
Parte 1 (1945-1969)
Infanzia
Come diventai ateo
Shimer College e le mie prime avventure indipendenti
Berkeley negli anni 60
Kenneth Rexroth
Come diventai anarchico
Se il mondo si lagna che io
parli troppo di me, io mi lagno che non pensi soltanto a sé.
Montaigne
[Infanzia]
Sono nato nel 1945 in Luisiana, dove la mia madre era andata a raggiungere
mio padre che prestava il servizio militare. Durante la guerra, vivevamo
nellazienda agricola dei miei nonni materni nel Minnesota. Quando mio padre
ritornò due anni più tardi, ci trasferimmo a Plainstown, la sua città natale,
nellOzarks, regione posta tra il sud del Missouri ed il nord dellArkansas.
In questa città un po in ritardo in rapporto al resto del paese, si poteva
ancora gustare la vita americana provinciale e pretelevisiva dellinizio del
secolo, idealizzata dallillustratore Norman Rockwell il mondo delle sedie a
dondolo sotto le verande e dei pomeriggi oziosi, dei Boy Scouts e delle partite
di baseball su terreni di fortuna, delle quadriglie popolari e dei picnic
parrocchiali, delle fiere regionali, dei campi destate, delle foglie dautunno,
e dei Natali sotto la neve. Questo stile di vita è stato spesso denigrato, ma
aveva comunque alcuni vantaggi rispetto al tipo desistenza suburbana ed
artificiale che iniziava già a sostituirlo. Nonostante la loro ingenuità, a ben
vedere, gli abitanti dello stato la cui moneta ufficiale è credo soltanto a
ciò che vedo conservavano sempre qualche traccia di scetticismo e di buon
senso twainiano (Mark Twain era del Missouri). Anche le persone più povere
possedevano spesso la loro casa o la loro fattoria. La mutua assistenza delle
famiglie estese dava una certa sicurezza nei momenti difficili. La vita era
tranquilla. Un bambino poteva crescere senza rendersi ben conto dei problemi del
mondo esterno.
I soggiorni annuali nellazienda agricola del Minnesota permettevano di
conservare il legame con le vecchie tradizioni. Mi rivedo ancora in procinto di
frugare nellimmenso granaio tra il fieno della vecchia stalla, di esplorare la
vecchia casa con i suoi mobili in vecchio stile e piena di cose affascinanti,
come uno scivolo per la biancheria che andava dal primo piano fino allo
scantinato, che sapeva di muffa ed era riempito di ninnoli e di aggeggi strani
del secolo precedente. O di passeggiare con mio nonno, un tipo attento e pieno
di brio che lavorava sempre nei campi fino a novantanni.
Mio padre era uno degli ultimi medici di famiglia della vecchia scuola, che
aiutava a partorire generazioni successive di donne, prendendo soltanto cinque
dollari per una visita a domicilio, anche in mezzo alla notte, ed a volte niente
se la famiglia si trovava in difficoltà. Come suo padre prima di lui, lavorava a
tempo pieno come medico, ed in più come agricoltore. E se ha terminato
lesercizio della medicina due anni fa, si occupa ancora un po dellazienda
agricola. Mia madre era diplomata in fisioterapia, ma passava la maggior parte
del tempo a prendersi cura della casa, delle mie due sorelle e di me.
Sam Thomas il mio primo e migliore amico, aveva due anni più di me ed abitavano a
due passi. Facevamo tutti i giochi tipici baseball, basketball, calcio
americano, badminton, ping-pong, kick-the-can, biglie, carte, Monopoli,
Scrabble... Ma quello che ci piaceva di più, erano le attività che noi stessi
inventavamo: complicate costruzioni con Lincoln Logs; lo schieramento di piccoli
cowboys e indiani di metallo tra forti e tunnel che costruivamo con la sabbia;
la costruzione di due piccole capanne, di cui una su un albero; lorganizzazione
di spettacoli e di fiere per gli altri bambini delle vicinanze.
Le memorie della scuola primaria sono ugualmente care al mio cuore. Senza
essere realmente progressista, il sistema dinsegnamento era abbastanza
flessibile e andavo piuttosto bene. Poiché apprendevo gli argomenti delle
lezioni senza sforzo, le insegnanti mi dispensavano da una parte degli obblighi
ordinari per permettermi di proseguire progetti indipendenti, da solo o in
società con altri allievi dotati: ricerche di geografia, storia, astronomia o
fisica nucleare nelle enciclopedie, compilazione di elenchi, di diagrammi e di
tabelle, di esperimenti guidati, di relazioni scientifiche. Fuori dalla scuola
divoravo libri scienze, storia ed il fumetto Pogo erano le mie letture
favorite ed imparavo alcuni nuovi giochi: tennis, biliardo, scacchi e
soprattutto il bridge, un gioco affascinante. Leggo del resto ancora con piacere
dei libri sulla strategia del bridge, benché abbia giocato soltanto raramente da
quando ho lasciato la casa. Ma ricordo ancora adesso, con tenerezza, le attività
che avevamo inventato per noi stessi, i miei amici ed io. In tre, abbiamo creato
unisola immaginaria abitata da famiglie di personaggi ritagliati in gommapiuma,
per i quali avevamo composto genealogie ed inventato storie dettagliate. Con un
altro amico, abbiamo inventato un gioco ispirato dalla passione per i grandi
viaggi di scoperta. Gli ossessi della correctness political ci troveranno
una bella occasione per mostrare i denti. Il mio amico era lInghilterra del XVI
secolo, e io ero la Francia, e concorrevamo per lesplorazione e la
colonizzazione del resto del mondo. Volta a volta, con gli occhi chiusi,
mettevamo il dito su un mappamondo, quindi gettavamo tre monete: la combinazione
di testa e croce determinava la distanza che potevamo raggiungere a partire da
quel punto (questa distanza variava a seconda che il viaggio fosse realizzato
via mare, lungo un fiume o per terra) e quanto territorio potevamo rivendicare.
Credo che ci fossero altre norme che disciplinassero le fortificazioni e le
battaglie nei territori contestati. Tutto era segnato in colori diversi su una
carta del mondo in bianco. Durante i fine settimana noi passavamo spesso la
notte insieme, giocando fino a che i nostri genitori ci mandavano a dormire e
per una buona parte del giorno dopo, fino alla fine del gioco per esaurimento o
perché lintera mappa era stata finalmente divisa tra noi.
Passavo anche dei bei momenti con gli scouts, acquisendo in più alcune
competenze utili: salvataggio, pronto soccorso, destrezza in attività diverse,
conoscenze di storia naturale, camping. E la canoa, combinazione sublima di
quiete e di movimento silenzioso su un corso dacqua cristallino e sinuoso ai
piedi delle vecchie falesie erose da intemperie millenarie, osservando i pesci e
il brulichio dei gamberi e di altri animali in fondo al fiume... Nonostante i
suoi discutibili aspetti patriottici e quasi militaristi, lo scoutismo metteva
in rilievo i principi ecologici e professava per lindiano americano un rispetto
insolito per lepoca. La mia iniziazione all Ordine della freccia includeva
un giorno intero in silenzio totale in mezzo al bosco; ispirata dai riti
indiani, non era molto diversa dalle mie successive esperienze Zen.
Guardando indietro, mi rendo conto della fortuna di aver vissuto tutte
questesperienze. Grazie a genitori affettuosi ed agli incoraggiamenti delle mie
insegnanti, potevo esplorare le cose da solo e provare le gioie dellattività
indipendente ed autonoma. Io rimpiango i bambini doggi che passano tutto il
loro tempo davanti alla televisione ed ai videogiochi senza rendersi conto che è
molto più divertente leggere o creare i propri progetti. Da parte mia ho amato
qualcuna delle prime trasmissioni televisive, ma comperammo il nostro primo
televisore abbastanza tardi, ed avevo già avuto loccasione di scoprire che i
libri erano la porta aperta a mondi molto più ricchi e molto più interessanti.
[Come diventai ateo]
Fra tutti i ricordi dinfanzia, i soli che siano sgradevoli riguardano la
religione. Come la maggior parte degli abitanti di Plainstown, i miei genitori
mi avevano dato unistruzione protestante abbastanza conservatrice. Quando ero
bambino accettavo facilmente la versione del cristianesimo presentata a
dottrina; ma crescendo, iniziavo a comprendere ciò che la Bibbia voleva dire
realmente e la minaccia dellinferno iniziò ad assillarmi. Anche pensando di
potervi sfuggire, ero sconvolto allidea che chiunque potesse essere consegnato
alla tortura per leternità, fosse anche il peggiore dei peccatori. Non riuscivo
ad ammettere che uno che si dice Dio damore si rivelasse infinitamente più
crudele del peggior sadico dittatore. Ma avevo difficoltà a mettere in questione
il dogma biblico quando tutti coloro che conoscevo sembravano accettarlo, ivi
compresi degli adulti apparentemente intelligenti. E ad eccezione di alcuni
vaghi riferimenti ai comunisti atei che vivevano allaltro capo del mondo,
non ho mai sentito dire che si potesse professare unaltra credenza.
Ma un giorno, a 13 anni, sfogliando lantologia The World of Mathematics
di James Newman, ho iniziato a leggere un articolo autobiografico di Bertrand
Russell. Dopo alcune pagine mi sono inbattutto in un passaggio dove diceva come
era diventato agnostico in gioventù rendendosi conto del carattere erroneo di
una delle argomentazioni classiche avanzate come prova dellesistenza di Dio.
Ero sbalordito. Russell non lo accennava che en passant, ma la scoperta che una
persona intelligente poteva respingere la religione bastò a farmi riflettere. Il
giorno dopo, allora di andare a dormine, ero sul punto di fare la mia preghiera
abituale quando mi sono detto: Ma allora, cosè che stai facendo? Tu non credi
più a tutto questo!
Non osai dire parola a nessuno per più di un anno. In apparenza restavo un
ragazzo educato, convenzionale e devoto, facendo ciò che serve per progredire
nei ranghi degli scouts, fino ad ottenere il grado supremo di aquila, e
facendo finta di pensare allo stesso modo di tutti gli altri. Ma al tempo stesso
riconsideravo segretamente tutto ciò che avevo accettato prima.
Lanno successivo, quando iniziai ad andare al liceo, incontrai alcuni
allievi un po più vecchi di me che mettevano apertamente in discussione la
religione, cosa che fu sufficiente perché facessi la stessa cosa. Ne risultò un
piccolo scandalo. Il fatto che il ragazzo lodato affettuosamente per anni dalle
insegnanti come il bambino più intelligente della città avesse improvvisamente
dichiarato il suo ateismo colpì tutti. Alcuni allievi mi mostravano col dito
sussurrando che ero candidato allinferno, i professori non sapevano come
reagire alle mie osservazioni impertinenti, ed i miei poveri genitori, che non
sapevano assolutamente come tale cosa fosse potuta accadere, mi inviarono da uno
psicologo.
Una volta che compresi lassurdità del cristianesimo, iniziai a dubitare di
altre idee ricevute. Mi è apparso ovvio, ad esempio, che lamericanismo
capitalista era anche sommerso di assurdità. Non avevo tuttavia alcun
interesse per la politica perché secondo la filosofia edonista ed amorale che
avevo adottato, non dovevo tenere alcun conto del bene pubblico a meno che
incontrasse i miei interessi. Ero per principio contro ogni morale, benché in
pratica non facessi nulla di più immorale che essere insupportabilmente
sarcastico. Non esitavo più ad esprimere il mio disprezzo per tutti gli aspetti
della vita convenzionale, fossero la cultura popolare, i costumi sociali o il
contenuto dei miei studi.
Già da qualche tempo, la mia vera educazione proveniva piuttosto dalle mie
letture personali e dalle discussioni con alcuni amici che favevano più o meno
le stesse letture. Amavo sempre le scienze e la storia, ma mi interessavo sempre
più alla letteratura, ed in due o tre anni lessi un buon numero di classici
Omero, la mitologia greca, Lasino doro, Le mille e una notte, Omar
Kháyyám, il Decameron, Chaucer, Rabelais, Don Chisciotte, Tom Jones,
Tristram Shandy, Poe, Melville, Dostoijevski, Tolstoij, Bernard Shaw, Aldous
Huxley, Il Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell, per citare
alcuni dei miei preferiti. Poiché avevo unesperienza della vita molto scarsa,
ci furono molte sfumature di questi lavori che non colsi; ma almeno mi diedero
alcune nozioni della diversità dei modi di vivere e di pensare nel mondo intero.
Certamente mi sentivo attirato soprattutto dagli autori più anticonvenzionali.
Nietzsche era uno dei miei favoriti mi piaceva scandalizzare i professori e
gli allievi leggendo dei passaggi delle sue critiche sferzanti del
cristianesimo. Ma il mio idolo era James Joyce. Non mi sono interessato a Joyce
per molto tempo, ma allepoca ero veramente impressionato dalle sue innovazioni
stilistiche e dai suoi riferimenti multiculturali, ed ho divorato tutti i suoi
libri, anche Finnegans Wake, come pure molte opere dedicate a lui. Ero
anche un po francofilo: trovavo Stendhal e Flaubert più interessanti dei
romanzieri vittoriani, ed ero già affascinato da Baudelaire e Rimbaud mentre
avevo ancora una conoscenza modesta della poesia inglese o americana.
Ho scoperto i ribelli della letteratura più attuali con la mediazione di J.R.
Wunderle, un amico che era cresciuto a Saint Louis e che aveva dunque un po più
desperienza cosmopolita degli altri miei amici. Avevo già sentito delle voci
sui beats, ma fu J.R. che mi fece conoscere gli scritti di Ginsberg e di
Kerouac. Inoltre, esibiva lui stesso un certo stile bohèmien, nella debole
misura del possibile per un liceale che abitava in una città provinciale molto
retro. Poco più tardi andò a Venice West (vicino a Los Angeles) e visse per
qualche tempo nel cuore dellambiente beat.
Da parte mia, non ero pronto. A parte alcune vacanze in famiglia, non ero mai
uscito dallOzarks, e non avevo mai lavorato, se non per falciare lerba nelle
vicinanze. Ma volevo assolutamente fuggire da Plainstown. La prospettiva di
viverci ancora altri due anni mi deprimeva profondamente, tanto più che vedevo
molti dei miei amici più vecchi partire per luniversità.
Un caso fortunato si verificò. Un consulente del mio liceo, al quale sarò per
sempre riconoscente, si imbatté in un catalogo dello Shimer College, una piccola
scuola dinsegnamento superiore che accettava allievi eccezionali senza
attendere che avessero ottenuto la maturità, e pensò immediatamente a me.
Sembrava la soluzione ideale per tutti. Avrei potuto andare via da Plainstown ed
entrare in un ambiente intelettualmente interessante senza dovermela sbrogliare
da solo. I miei professori furono certamente sollevati allapprendere che non
sarei più stato là ad innervosirli; e per i miei genitori era loccasione giusta
per risolvere un problema sul quale non avevano alcuna presa.
[Shimer College e le mie prime
avventure indipendenti]
Mi iscrissi a Shimer nellautunno del 1961, ed immediatamente il posto mi
piacque. Situato in una piccola città del Nord-ovest dellIllinois, Shimer si
ispirava ad un programma che era stato sviluppato alluniversità di Chicago
negli anni 30 da parte di Robert Hutchins e Mortimer Adler. Contava circa
trecento studenti. La media per classe era di una decina. Non cerano manuali
scolastici, e quasi neppure lezioni. Non si trascuravano le conoscenze, ma si
attribuiva più importanza allapprendimento di un metodo di pensiero, ad
interrogare, a sperimentare e ad esprimere le proprie idee partecipando a tavole
rotonde su testi classici ricchi ed originali. Il ruolo del professore era
soltanto quello di facilitare la discussione chiedendo, di tanto in tanto, una
precisazione pertinente. Eravamo incoraggiati ad esprimere qualsiasi punto di
vista, anche il meno ortodosso, ma dovevamo difenderlo con competenza; una
semplice opinione senza motivazione non bastava.
Shimer non era né socialmente radicale, né libertario, come lo sono state
diverse scuole sperimentali prima e dopo. Lamministrazione era abbastanza
convenzionale ed i regolamenti abbastanza conservatori. Il programma di studi
era eurocentrista ed attribuiva forse una troppo grande importanza ai discorsi
filosofici sistematici come quelli di Aristotele e di Tommaso dAquino,
preferiti da Adler e di Hutchins (un quolibet diceva che luniversità di Chicago
sotto Hutchins era ununiversità protestante dove i professori ebrei
insegnavano filosofia cattolica a studenti atei).
Ma quali che siano i difetti del sistema di Shimer, era almeno un sistema, ed
un sistema abbastanza coerente. Tre anni su quattro erano dedicati ad un
percorso comune obbligatorio strettamente correlato, comprendente lettere,
scienze umane, scienze naturali, storia e filosofia, che lasciava soltanto poco
spazio ad insegnamenti facoltativi. Ma con queste conoscenze di fondo gli
studenti non avevano generalmente alcun problema a mettersi alla pari per le
loro specializzazioni ulteriori. Daltronde, contrariamente ai conservatori che
difendevano linsegnamento classico, Adler ed Hutchins non destinavano il loro
programma ad unelite minoritaria. Pensavano che tutti si sarebbero potuti e
dovuti misurare con le questioni fondamentali trattate nelle grandi opere, come
base di uneducazione che doveva proseguire durante tutta la vita. Se avevano
lingenuità di accettare senza spirito critico la società democratica
occidentale, avevano almeno intimato a questa società di vivere in accordo con i
suoi principi, mostrando che il suo funzionamento regolare richiedeva la
partecipazione di cittadini informati e critici, ed evidenziando che ciò che al
giorno doggi figura come istruzione è molto lontano dal permettere la
realizzazione di questa ambizione.
Benché questi studi fossero abbastanza interessanti, imparavo in realtà molto
di più dagli altri studenti. Il mio compagno di camera, Michael Beardsley,
usciva da un ambiente simile al mio: veniva da una piccola città del Texas ed
aveva saltato come me gli ultimi due anni del liceo. Ma la maggior parte dei
miei nuovi amici erano ebrei di Chicago incarnando una cultura radicale,
scettica, umanista e cosmopolita che era per me una rinfrescante novità. Cerano
anche alcuni personaggi più apolitici, di cui uno dei più memorabili era un
prodigio negli scacchi e un grande esperto di musica classica, che si comportava
come un satrapo orientale e che si candidò una volta come rappresentante
studentesco con la sola promessa elettorale che la sua elezione sarebbe stata
gratificante per il suo ego! Fu eletto, naturalmente. Cera anche qualche tipo
più convenzionale, ma erano chiaramente minoritari, ed anche quelli si
divertivano come noi, con un orgoglio perverso, del record nazionale detenuto da
Shimer del più grande numero di sconfitte consecutive nel solo sport in cui noi
concorrevamo con le altre università, il basket.
A Shimer, e durante le vacanze a Chicago, i miei nuovi amici mi fecero
conoscere lalcool, il jazz, la musica popolare e classica, il cinema straniero,
le cucine di tutti i paesi, la politica gauchiste ed un ambiente multirazziale
pieno di brio. Benché Plainstown non fosse francamente razzista come gli stati
del profondo Sud, cera una segregazione di fatto tra le varie zone, in modo che
non incontravo quasi mai i neri. Ce nera qualcuno a Shimer, ma ne incontrai
molti alle feste dei miei amici a Chicago. Era letà doro del primo movimento
per i diritti civili e regnava unamicizia calorosa, genuina ed entusiasta, ben
diversa dalla relazione interrazziale difficile e sospettosa che si sviluppò
alcuni anni più tardi negli ambienti radicali. Benché rimanessi per principio
apolitico, iniziavo ad abbandonare il mio amoralismo artefatto. I miei nuovi
amici ed il nuovo ambiente nel quale mi trovavo mi aiutavano a scogelarmi, a
diventare più umano e più umanista.
Unaltra influenza importante che andava nella stessa direzione era la
rinascita della musica popolare tradizionale. La sua semplicità e la sua purezza
presentavano un contrasto rinfrescante con la musica insipida in voga allepoca.
Il primo album di Joan Baez era il più popolare al campus, ma alcuni dei miei
amici erano stati educati dai loro genitori progessisti con Woody Guthrie e Pete
Seeger, ed avevano già sviluppato gusti da puristi. Mi fecero conoscere degli
artisti più vecchi, più autentici e più appassionanti soprattutto il grande
Leadbelly. Fui anche ispirato dal primo cantante di questo genere che vidi
personalmente, Jack Elliott, interprete della tradizione di Guthrie, che
viaggiava per tutto il paese al volante di un vecchio furgone. Non aspirai a
nientaltro che a suonare la chitarra come lui. Del resto, tale aspirazione non
era completamente irrealistica. La musica popolare si prestava alla
partecipazione: chiunque può cantare con gli altri, e non è molto difficile
suonare uno strumento, almeno a livello modesto. Molti dei miei amici lo
facevano già. Cominciavo ad imparare a suonare la chitarra e più tardi imparai
anche alcune semplici arie col violino.
Quellinverno, dopo alcune relazioni che non avevano superato il petting
spinto, trovai infine una ragazza più disponibile. Il felice evento si produsse
nellufficio della Folklore Society, che aveva per caso un sofà adatto. Trovare
un posto per fare lamore era un problema ricorrente a Shimer, prima che i
regolamenti dei dormitori fossero liberalizzati alcuni anni più tardi. In
primavera ed in autunno ricorrevamo al campo da golf, che non ha mai avuto
nessun altro impiego, o al vicino cimitero; ma in inverno faceva troppo freddo,
e cercammo ogni sorta di altri luoghi, precari ma almeno riparati.
Alcune settimane più tardi persi anche ciò che si potrebbe chiamare la mia
verginità spirituale. Occorre ricordare che nel 1962 le droghe erano
praticamente sconosciute a parte alcuni ambienti urbani marginali. Rari erano
gli studenti che avevano provato anche soltanto la marijuana. Quanto agli
psichedelici, quasi nessuno ne aveva sentito parlare e non erano ancora neppure
illegali. Con Mike Beardsley ordinaio una grande scatola di peyotl ad un ranch
del Texas, che ci fu debitamente consegnata senza che i servizi postali né le
autorità scolastiche vi prestassero la minima attenzione. Alcuni giorni più
tardi, senza sapere molto bene ciò che ci attendeva, ne ingerimmo un po.
Dopo la nausea che accompagna inevitabilmente lassunzione del peyotl,
iniziammo a sentir salire dentro di noi qualcosa di sconosciuto ed estremamente
inquietante. Credetti dapprima di stare diventando pazzo. Poi riusciti a
rilassarmi e a vivere questa nuova esperienza. Passammo quasi tutto il giorno
nella nostra camera, distesi e con gli occhi chiusi, osservando i motivi
cangianti evocati da diversi brani musicali, di cui i più indimenticabili erano
i primi tre concerti per piano di Prokofiev che ci piacevano per la loro
combinazione unica di chiarezza classica, di stravaganza romantica e di slancio
bizzarro. Tutto era fresco, come se fossimo ritornati al tempo dellinfanzia o
se ci fossimo risvegliati nel giardino dellEden; o, come se le cose che avevamo
visto fino allora soltanto in bianco e nero e piatte fossero apparse
improvvisamente a colori ed in rilievo. Ma non sono soltanto gli effetti
sensoriali che resero lesperienza così sconvolgente, ma il fatto che la stessa
sensazione di sé era scossa. Non osservavamo tutto ciò dallesterno; noi
stessi facevano parte di questo mondo vibrante e pulsante.
Con la testa piena delle visioni di Rimbaud e di Kerouac, trascuravamo le
nostre lezioni ecominciavamo a fantasticare di lasciare la scuola per scoprire
il mondo. In primavera labbiamo fatto. Mike e la sua ragazza Nancy andarono a
Berkeley, dove lei aveva degli amici. Decisi di andare a Venice West, dove avevo
alcuni contatti grazie a J.R.
Venice era piena di poeti beat, di pittori espressionisti astratti, di
musicisti di jazz, di non conformisti sessuali, di tossici, di barboni, di
prostitute, di truffatori e di numerosi poliziotti della buoncostume. Questo
era veramente appassionante, ma anche molto paranoico; ben diverso dallo spirito
aperto, rilassato ed allegro della scena hippie posteriore. E senza
lammortizzatore economico che avevano gli hippies (che nel caso potevano
trasformarsi facilmente in mendicant), era molto più povero. Non sapendo mai da
dove sarebbe giunto il mio prossimo pasto, né dove avrei finito per passare la
notte, io vivacchiavo in mille modi...
Alla fine mi feci prendere al laccio. Ma poiché ero ancora minorenne e la mia
casella giudiziale era bianca, rimasi soltanto tre giorni in prigione prima di
essere spedito a Plainstown ed essere affidato alla custodia dei miei genitori.
Questa fortunatamente è stata la mia unica esperienza in prigione. Il fatto
di essere rinchiuso è già penoso di per sé, ma quello che mi aveva veramente
scoraggiato, era latmosfera brutta, malsana, inumana che regnava in quei
luoghi. Essendo un ragazzo bianco della classe media, non stavo facendo che
qualche cazzata e alla fine rimanevo sempre libero di riprendere una vita più
comoda; ma non dimenticherò mai coloro che non sono stati altrettanto favoriti
dal destino. Pensare che della gente è rinchiusa per anni mi fa andare in
collera più di qualsiasi altra cosa.
Per alcuni mesi vissi con i miei genitori, lavorando in una libreria e
leggendo molto Blake, Thoreau, Lautréamont, Breton, Céline, Hesse, D.T.
Suzuki, Alan Watts, e soprattutto quello che era diventato il mio autore
preferito, Henry Miller. Dopo decenni di divieto i suoi due Tropici erano
stati appena pubblicati in America, e mi hanno abbagliato. Ecco infine, pensavo,
una persona vera che parla della vita reale, al di là di tutti gli artifici
della letteratura. Oggi non lo prendo più sul serio come pensatore, ma apprezzo
sempre lo humour ed il brio dei suoi romanzi autobiografici.
Unaltra influenza salutare e più duratura fu quella di Gary Snyder. Lo
conoscevo già come Japhy Ryder, eroe di The Dharma Bums di Kerouac. È
un bel libro, ma alcuni aspetti di Snyder superavano largamente la capacità di
comprensione di Kerouac. I suoi scritti erano più lucidi, e la sua vita era più
esemplare. Ciò che avevo letto sul Buddhismo Zen mi aveva intrigato, ma ecco una
persona che aveva realmente studiato le lingue orientali e che era anche andata
in Giappone per anni di iniziazioni rigorosa allo Zen. Ero molto distante da
questo tipo di disciplina personale, ma iniziavo a leggere sempre più libri
sullargomento con lidea che avrei potuto esplorare praticamente questa strada
se ne avessi avuto loccasione.
Oltre alla poesia di Snyder, fui colpito dal suo saggio Buddhist Anarchism
[Lanarchismo buddista] (ristampato più tardi in Earth House Hold con il
titolo Buddhism and the Coming Revolution). Nonostante la mia simpatia per i
diritti civili e le altre cause di protesta sposate da alcuni miei amici di
Shimer, ero rimasto fino a quel momento apolitico per principio, ritenendo, come
Henry Miller, che la politica era soltanto una stronzata superficiale e che un
cambiamento fondamentale doveva esigere una qualche sorta di rivoluzione del
cuore. Odiando istintivamente ciò che Rexroth chiama la menzogna sociale,
lobiettivo di permettere alla gente di condurre una vita normale non mi
sembrava degno dinteresse, dato che lattuale vita normale era precisamente ciò
che avevo disprezzato dalletà di tredici anni. Il saggio di Snyder non mi fece
abbandonare questo punto di vista, ma mi mostrò come una prospettiva radicale
poteva collegarsi ad una ricerca spirituale. Non prestavo ancora attenzione alle
questioni politiche, ma la strada era aperta ad un impegno sociale futuro.
Nel gennaio 1963 avevo guadagnato abbastanza denaro con il mio lavoro alla
libreria e giocando al poker in un circolo locale per poter lasciare il lavoro e
riprendere la strada. Dapprima, feci autostop fino a Saint Louis dove trovai
J.R. che frequentava un ambiente di motociclisti e lavorava in un ospedale
psichiatrico, la cosa più inattesa che si potesse immaginare. Lo stesso J.R. se
non era esattamente un pazzo, era da sempre un personaggio abbastanza
eccentrico. Negli anni seguenti adottò di seguito tanti ruoli intenzionalmente
eccessivi, da quello di ciarlatano alla maniera di W.C. Fields fino a quello di
reazionario bisbetico, passando a quello di pioniere del Far West, che non sono
sicuro che egli stesso abbia sempre distinto limitazione dalla realtà. Alcuni
anni fa è morto di cirrosi epatica, alletà di 46 anni.
Quindi partii per un secondo viaggio in California, questa volta con Sam. Non
lo avevo visto spesso dai tempi dellinfanzia eravamo andati in scuole
diverse, ed era rimasto un ragazzo abbastanza convenzionale e gregario quando io
ero già in fervente rivolta intellettuale. Ma una volta alluniversità cambiò
rapidamente, e quando lo rividi aveva scoperto il jazz, lasciato crescere la
barba ed iniziava a scrivere poesie libere. Durante le vacanze scolastiche
abbiamo preso unautomobile da un commerciante del Missouri, siamo andati a
Berkeley, quindi a Los Angeles dove abbiamo visto i miei amici di Venice West e
dove labbiamo consegnata, per ritornare infine nel Missouri in pullman, tutto
nellarco di dieci giorni.
In seguito andai in Texas, dove Mike e Nancy Beardsley erano ritornati quando
avevano avuto il loro bambino. Quellepoca mi sembra ancora magica, sebbene
riesca a ricordarmi soltanto vagamente alcune delle nostre avventure saltare
su un treno merci in movimento semplicemente per farne lesperienza; provare la
belladonna, la droga velenosa degli stregoni, e trovarsi in un mondo psicotico e
da incubo... Anche se le nostre avventure erano a volte piuttosto insensate,
esploravamo le cose da soli, ed i mass media non propagandavano ancora ruoli di
ribelli da imitare. Isolati nel cuore dellAmerica, incontrando di tanto in
tanto delle anime gemelle con le quali condividevamo appassionatamente quella
scoperta, quellaspirazione o quella premonizione, cercando a tentoni il tipo di
prospettiva che avrebbe preso forma alcuni anni più tardi nella controcultura
hip, presentivamo che si stava plasmando qualcosa di nuovo. Ma la sola cosa di
cui eravamo sicuri, era che il mondo in cui ci trovavamo era fondamentalmente
assurdo. E questo mondo era ancora completamente inconsapevole di ciò che si
stava preparando. Occorre ricordare che la maggior parte delle cose per le quali
gli anni 60 sono diventati famosi non prese avvio in realtà (o almeno non sono
state trasmesse al pubblico) che nel 1965-66.
In primavera traslocammo a Chicago e ci trasferimmo insieme in un
appartamento di Hyde Park, la zona universitaria. Lavoravo occasionalmente,
prima in un deposito, e poi, il che era più piacevole, in un negozio che vendeva
strumenti musicali e dischi di musica popolare tradizionale; oppure tenevo il
bambino mentre Mike e Nancy lavoravano. Frequentavo anche degli altri amici che
avevo conosciuto a Shimer. Scoprii inoltre un piccolo centro Zen che mi diede
una prima infarinatura di meditazione tradizionale.
Questesperienza, ed il fatto che iniziavo a stancarmi degli inconvenienti
della povertà, mi spinse ad organizzare la mia vita e a passare ad altre cose.
Dunque decisi di tornare a Shimer per conseguire il diploma, nella convinzione,
avendo Snyder come esempio, di proseguire gli studi orientalistici di terzo
livello, e forse in seguito andare in Giappone per iniziarmi allo Zen in un
monastero.
Rientrato a Shimer, avevo due attività principali al di fuori delle mie ore
di corso. La prima era di fare allamore con la mia bella ragazza, Aili. La
seconda era la musica popolare. Con molti amici, suonavamo in qualsiasi
occasione, modellando il nostro stile sulle registrazioni più vecchie e più
autentiche ballate ed arie di violino degli Appalachi, bands di strumenti a
corda (Charlie Poole, Gid Tanner, Clarence Ashley, i Carolina Tar Heels),
field hollers, jug bands, country blues (Blind Lemon Jefferson, Sleepy John
Estes, Charley Patton, Son House, Robert Johnson).
Letà doro era quella degli anni 20, quando i musicisti popolari di tutte le
regioni del paese erano registrati quasi a caso da piccole società che cercavano
degli eventuali hits. Cera una grande varietà di stili; quelli di una regione
erano spesso diversi da quelli dello stato o anche della contea vicina. La crisi
degli anni 30 distrusse il mercato locale, i dischi e la radio favorivano una
crescente omogeneizzazione, i musicisti locali erano sempre più influenzati
dalle stars nazionali, come Jimmie Rodgers, la famiglia Carter ed i primi gruppi
bluegrass e country (o in modo simile nella musica nera, dal blues e dal jazz
più urbanizzati). Mi piacevano alcune delle canzoni di Rodgers e dei Carter, ma
era il limite più moderno dei miei gusti. La musica bluegrass mi sembrava troppo
pacchiana, e non aveva il carattere affascinante delle vecchie ballate e delle
vecchie arie di montagna (non parlo neppure della sensibilità leziosa della
musica country.) Per trovare della vera musica depoca, ricorrevamo alle
registrazioni commerciali degli anni 20, a quelli realizzate localmente negli
anni 30 per la biblioteca nazionale, ed ai concerti di alcuni grandi artisti
tradizionali sopravvissuti che erano stati riscoperti e condotti a suonare
dinanzi ad un pubblico urbano in estasi. Per i puristi come noi, il festival
popolare annuale delluniversità di Chicago era il migliore del paese. Mi
ricordo ancora le feste dopo i concerti negli appartamenti dei miei amici
centinaia di persone da tutte le parti eed anche sulle scale, che suonavano da
mezzanotte fino allalba, e poi, dopo alcune ore di sonno, che si precipitavano
verso la città universitaria per i concerti ed i seminari del giorno seguente.
Tenuto conto della dimensione più modesta di Shimer, non ce la siamo cavata
male. Durante i due anni in cui fui presidente del club di musica folk, riuscii
ad organizzare i concerti di Dock Boggs, Son House, Sleepy John Estes e Big Joe
Williams, oltre ai New Lost City Ramblers, primo dei gruppi moderni a riprendere
la vecchia musica tradizionale ed i cui concerti annuali a Shimer erano
diventati unistituzione. Con J.R., feci una spedizione sul posto, facendo
autostop da St. Louis a Memphis per registrare Gus Cannon e Will Shade, gli
ultimi due membri delle grandi jug bands degli anni 20.
Credo che la vera educazione sia generalmente lauto-educazione, leducazione
di sé da sé, ed ho una misera opinione della maggior parte delle istituzioni
scolastiche. Ma vorrei dire che lungi dallinterferire con la mia come avrebbero
fatto la maggior parte delle scuole, Shimer lha favorita per diversi aspetti.
Così, uno dei miei ultimi corsi mi ha fatto conoscere due degli autori che mi
hanno influenzato di più. Esaminavamo varie filosofie (Kierkegaard, Buber,
Camus, etc.). Per me, Io e Tu di Buber superava tutti gli altri libri.
Martin Buber era un vero sapiente, uno dei rari pensatori religiosi occidentali
che posso sopportare senza nausea. Durante una delle nostre discussioni, un
compagno di studi prese Bird in the Bush di Kenneth Rexroth per leggere
alcuni passaggi del suo saggio su Buber. Lo presi in prestito immediatamente, lo
divorai, e non fui mai più lo stesso a partire da quel momento.
Nel 1965, quando conseguii il mio diploma a Shimer, non cera nessuna
incertezza sulla mia prossima destinazione. Tutto ciò che avevo sentito sulla
Bay Area di San Francisco mi sembrava formidabile, dalla rinascita della poesia
degli anni 50 fino al recente movimento per la libertà di parola (Free Speech
Movement) alluniversità della California a Berkeley. In aggiunta, il mio amico
Sam, ora con moglie e bambino, già vi si era trasferito per gli studi di secondo
livello in poesia. Uno dei suoi professori non era altri che Gary Snyder,
ritornato recentemente in America dopo molti anni diniziazione Zen in Giappone;
ed in autunno contava di seguire un altro corso di Kenneth Rexroth! Dopo avere
lavorato lestate in unacciaieria a East Chicago, mi trasferii a Berkeley. Vi
sono rimasto da allora.
[Berkeley negli anni 60]
Era il momento più meraviglioso per arrivarci. Si sentivano ancora le
ripercussioni vivificanti del Free Speech Movement. Cerano discussioni animate
nella città universitaria, nelle strade via, nei caffè, ovunque e non
soltanto fra gli hippies ed i radiicali. Moderati ed anche giovani conservatori,
consapevoli che tutto era stato messo in questione, si lasciavano trascinare in
dibattiti su tutti gli aspetti della vita.
Durante il primo anno mi iscrissi agli studi orientalisti di secondo livello
allAmerican Academy of Asian Studies, piccola scuola di San Francisco che ora
non esiste più. Ma più spesso me la spassavo con Sam. Con la sua mediazione mi
sono mescolato al milieu molto vivo dei poeti della Bay Area, incontrando molti
giovani poeti e assistendo a molte letture pubbliche con alcuni dei personaggi
più significativi della generazione precedente Rexroth, Snyder, William
Everson, Robert Duncan, Lawrence Ferlinghetti, Allen Ginsberg, Philip Whalen,
Lew Welch. Benché non abbia scritto molto, mi immergevo nella poesia. Con Sam,
leggevamo a voce alta Whitman, Kenneth Patchen o William Carlos Williams, a
volte su una base di musica jazz, o improvvisavamo delle poesie a catena (dove
molte persone scrivono in alternanza) mentre attraversavamo in automobile il
ponte di San Francisco, quando lo accompagnavo al corso serale di Lew Welch ed
al corso di discussioni libere animato da Rexroth al San Francisco State
College.
Mi piaceva molto Rexroth, ma mi sono appassionato in un primo momento a
Welch. Era più giovane, condivideva il nostro senso dello humour zanni ed i
nostri entusiasmi giovanili per gli psichedelici e la nuova musica rock. Mi
ricordo soprattutto della sua insistenza sulla parola giusta. Credendo che i
poeti abbiano una vocazione sciamanica ad esprimere le realtà essenziali del
modo più preciso ed accurato, denunciava incessantemente qualsiasi imbroglio
nella poesia, ogni espressione trascurata, sentimentalista o inesatta.
Rexroth, benché anchegli vedesse i nostri entusiasmi abbastanza di buon
occhio, era più distaccato ed ironico. Derideva gli psichedelici, ad esempio.
Pensavo inizialmente che non sapesse di cosa parlava; ma leggendo alcune delle
sue poesie mistiche, mi accorsi che conosceva a fondo queste esperienze, avesse
o no impiegato dei mezzi chimici per arrivarci. A poco a poco giunsi ad
apprezzare la sua saggezza e la sua magnanimità sottili e discrete.
Durante i miei primi due anni a Berkeley feci una dozzina di trip
psichedelici con Sam e altri amici. Generalmente eravamo in tre o quattro,
riuniti in qualche posto tranquillo al riparo da interventi esterni, eravamo
accompagnati preferibilmente da un non partecipante esperto che avrebbe potuto
occuparsi di ogni commissione necessaria. Generalmente ascoltavamo semplicemente
della musica, lasciando che lavvio di un raga indiano ci riportasse allinizio
eterno delluniverso, o che le note di un pezzo per clavicembalo di Bach ci
passassero attraverso come una pioggia di gioielli. A volte entravamo in una
zona dumore in cui il senso della santità universale era inseparabile dalla
sensazione della fondamentale follia buffonesca del tutto; ed il giorno dopo
avevamo ancora le guance doloranti a causa degli orgasmi multipli di riso. A
volte andavamo nei boschi: mi ricordo due trip specialmente affascinanti alla
psilocibina in una piccola capanna di un cañon vicino nella reazione euforica
mi venne quasi la voglia di fondare un culto per ladorazione della natura. Gli
psichedelici erano per me già sufficientemente sconvolgenti senza doverci
aggiungere il rumore e la confusione delle grandi folle, ma feci uneccezione
per uno dei rari concerti di Bob Dylan a Berkeley. Unaltra volta con Sam
prendemmo LSD prima di andare ad una delle prime manifestazioni contro la guerra
del Vietnam, nellottobre 1965. Sapevamo certamente che non sarebbe stato
lideale per un trip tranquillo, ma pensavamo che avrebbe potuto essere
interessante vedere come le due cose si sarebbero combinate. Non troppo male. I
discorsi di alcuni politicanti straight mi sembravano abbastanza fastidiosi, ma
mi piaceva la sensazione di essere parte di una comunità impegnata.
Nellautunno del 1966 lasciai la scuola. Cerano tante altre cose più
appassionanti! La controcultura hip, che era emersa in superficie lanno
precedente, si diffondeva con la velocità del fuoco. Il quartiere di
Haight-Ashbury straripava nelle strade in una festa quasi permanente. Migliaia e
migliaia di giovani venivano qui a vedere ciò che succedeva, compresi decine di
miei amici di Shimer, di Chicago e del Missouri. La mia piccola casa (due stanze
di 3 metri per 3, una cucina ed un bagno, per 35 dollari al mese) era una tappa,
alloggiando a volte fino a sette, otto persone nello stesso momento. Ora che
sono abituato ad una vita isolata e più tranquilla, ho difficoltà ad immaginare
come potevo sopportarlo. Ma in quellepoca eravamo tutti giovani, condividevamo
gli stessi entusiasmi, e quando non andavamo ai concerti, quando non facevamo un
salto a Telegraph Avenue, a Haight-Ashbury, a Chinatown o al Golden Gate Park,
quando non andavamo in campagna a fare camping, eravamo contenti di restare a
casa mia leggendo, chiaccherando, improvvisndo, ascoltando dischi e facendo
lievitare il pane delizioso che facevamo tutti i giorni, senza preoccuparci che
non ci fosse posto per mettere i nostri sacchi a pelo. Certamente il fatto che
eravamo stonati per lerba quasi in modo permanente favoriva larmonia generale.
I miei genitori mi mantennero finché frequentavo la scuola, ma dal momento in
cui labbandonai dovetti cavarmela da solo. Come tanti altri negli anni 60, sono
sopravvissuto con quasi niente, usando dei buoni di prodotti alimentari per i
poveri, condividendo un affitto economico con molte persone, vendendo giornali
underground, facendo piccoli lavori di tanto in tanto. In pochi minuti potevo
arrivare dovunque in autostop a Berkeley o nella baia di San Francisco, ed ero
spesso conosciuto dal conducente che mi offriva dellerba. Se necessario potevo
facilmente mendicare il prezzo di un pasto o di un concerto.
Dopo un anno di questo stile di vita piacevole ma precario, lavorai come
postino per sei mesi; quindi lasciai questo lavoro e vissi delle mie economie
nei due anni successivi. Quando il denaro cominciò ad esaurirsi scoprii un
circolo di poker. Ed il centinaio di dollari che vi guadagnavo tutti i mesi,
oltre ai guadagni di un lavoro di un giorno alla settimana come autista di taxi
per una società cooperativa hip, mi permise di andare avanti per qualche altro
anno.
Se gli psichedelici erano il cuore della controcultura, la sua espressione
più visibile, o piuttosto più udibile, era ovviamente la nuova musica rock.
Quando la musica sempre più sofisticata dei Beatles e degli altri gruppi
incontrò le parole sempre più sofisticate di Bob Dylan, che portava la musica
popolare ben oltre le canzoni di protesta e gli schemi rigidi delle forme
tradizionali, abbiamo avuto infine la nostra musica popolare. Mentre Dylan, i
Beatles e i Rolling Stones diventavano più apertamente psichedelici, i primi
gruppi totalmente psichedelici si sviluppavano nella Bay Area. Ben prima
che avessero registrato dei dischi, potevamo ascoltare i Grateful Dead, Country
Joe and the Fish, Big Brother and the Holding Company e decine di altri gruppi
appassionanti quasi in qualsiasi momento, al Fillmore, allAvalon o
gratuitamente nei parchi. Quando riuscirono finalmente a farsi registrare, i
loro dischi erano lontani dal restituire lesperienza di questi concerti in
pubblico, parte integrale di una controcultura che era al suo massimo. Questi
primi concerti, Trips Festivals, Acid Tests e Be-Ins, per quanto triti e ritriti
questi termini possano apparire ora, comprendevano molta improvvisazione e
interazione, e non soltanto sulla scena. La musica e i light-shows erano
ovviamente subordinate ai trip dellaudience, e piuttosto che degli spettacoli,
erano laccompagnamento di una celebrazione. Se cerano alcune persone famose
sul palco (Leary, Ginsberg, Kesey), non erano star inaccessibili; sapevamo che
erano sconvolti quanto noi, compagni di un viaggio di cui nessuno poteva predire
la destinazione, ma che era già fantastico.
E questi grandi raduni pubblici erano soltanto la parte emersa delliceberg.
Le esperienze più significative erano piuttosto personali ed interpersonali. La
controcultura aveva molta più sostanza intellettuale di quel che pensavano gli
osservatori superficiali. Certamente cerano i flower children (hippies
stereotipati) ingenui e passivi, soprattutto nella seconda ondata di
adolescenti, che adottavano gli ornamenti esterni di uno stile di vita hip già
esistente senza avere dovuto fare nessuna esperienza indipendente; ma numerosi
hips avevano più senso critico, vivevano esperienze più profonde e diverse
da quello che si crede generalmente, e si dedicavano ad una grande varietà di
progetti creativi e radicali.
Qualcuno sarà forse sorpreso del contrasto tra la critica caustica della
controcultura alla quale mi sono dedicato in alcuni miei vecchi scritti e
limmagine più favorevole che ne presento qui. È il contesto che è cambiato, non
le mie opinioni. Allinizio degli anni 70, quando tutti erano ancora coscienti
degli aspetti radicali della controcultura, pensavo che occorresse sfidare la
sua autocompiacenza, segnalare i suoi limiti e le sue illusioni. Ora che gli
aspetti radicali sono stati praticamente dimenticati, mi sembra molto così
importante ricordare il suo lato fantastico e liberatore. Accanto a tutta la
pubblicità spettacolare, milioni di persone procedevano a cambiamenti radicali
nella loro vita, consegnandosi a sperimentazioni audaci e scandalose che non
avrebbero affatto pensato di fare alcuni anni prima.
Non nego che la controcultura comprendesse molta passività e stupidità.
Voglio soltanto sottolineare che vedevamo e fino ad un certo punto la
vivevamo già una trasformazione fondamentale di tutti gli aspetti della vita.
Sapevamo fino a quale punto gli psichedelici avevano cambiato profondamente il
nostro stato danimo. Allinizio degli anni 60 cerano soltanto alcune migliaia
di persone che ne avevano fatto lesperienza; cinque anni più tardi la cifra
aveva superato un milione. Chi avrebbe potuto dire che questa tendenza non
sarebbe continuata, e non avrebbe scardinato finalmente lintero sistema?
Finché è durata, la controcultura era notevolmente benevola. Trovavo del
tutto naturale fare autostop con non importa chi, offrire un joint a
sconosciuti, o invitarli a dormire a casa mia se erano appena arrivati in città.
E in quellepoca di questa fiducia non si abusava quasi mai. È vero che letà
doro di Haight-Ashbury non è durata a lungo. Le cose iniziarono a peggiorare
verso il 1967, quando la pubblicità di Summer of Love [Estate damore]
attirò un afflusso enorme di giovani che erano meno esperti e più vulnerabili,
pronti a farsi sfruttare dal flusso parallelo di truffatori e di spacciatori. Ma
altrove la controcultura continuò a fiorire per molti anni ancora.
Da parte mia, mi interessavo ad esperienze che allargavano lo spirito ed
i brividi devasione che intorpidivano soltanto non mi seducevano affatto. La
maggior parte della gente che frequentavo pensava lo stesso. Oltre ad una birra
di tanto in tanto non bevevamo affatto alcool, e ci era difficile immaginare
soltanto che si potessero preferire gli effetti grezzi e spesso insopportabili
dellalcool agli effetti estetici e benigni dellerba, a meno che uno non fosse
estremamente represso. Quanto alle droghe dure, non ne avevamo quasi mai sentito
parlare, con la notevole eccezione delle anfetamine. In quantità modesta
leffetto dello speed non è molto diverso da quello del caffè in grande
quantità, e la maggior parte di noi ne prendeva di tanto in tanto per rimanere
sveglio di notte per qualche compito scolastico, o per attraversare il paese in
automobile senza fermarsi. Ma non ci vuole molto perché diventino pericolosi.
Finirono per uccidere Sam.
Sam aveva iniziato a prendere molto speed nel 1966, e nel 1967 era sempre più
maniaco e paranoico. Questa paranoia si esprimeva con la professione del culto
della terra cava, secondo il quale linterno della terra era abitato da qualche
specie di esseri misteriosi, e le autorità costituite occultavano questa
informazione al grande pubblico (come nel culto abbastanza simile dei dischi
volanti). Appena veniva menzionata la parola underground, per esempio, Sam
faceva un cenno dintesa con il capo. In realtà, quasi tutto, un verso poetico o
una frase pubblicitaria, poteva, con dei giochi di parole, essere interpretato
da lui come un segno che lautore fosse uno di quelli che era al corrente della
terra cava. Una delle esperienze più penose della mia vita fu di vedere il mio
migliore amico diventare a poco a poco sempre più demente, mentre i miei sforzi
per riportarlo alla ragione non avevano il minimo effetto. Una volta, se la
svignò da casa, nudo ed in mezzo alla notte, e corremmo con sua moglie ovunque
nei dintorni per ore prima di trovarlo. Unaltra volta è stato raccolto mentre
faceva autostop in autostrada in uno stato così delirante che un poliziotto
della stradale lo condusse allospedale psichiatrico di Napa. Sua moglie lo
riportò finalmente nel Missouri.
Durante i due anni successivi il suo stato variava considerevolmente. A volte
la sua esuberanza ed il suo buon umore facevano pensare che le sue divagazioni
verbali fossero soltanto delle furbe improvvisazioni poetiche che lui stesso non
prendeva sul serio. Altre volte affondava in depressioni gravi ed era
ospedalizzato. Lultima volta che lo vidi, sembrava calmo ma debilitato
(probabilmente per i tranquillanti); non somigliava più alla persona che
conoscevo da sempre. Quindici giorni più tardi mi telefonarono per dirmi che si
era impiccato. Aveva 27 anni.
Rexroth ha spesso osservato che una quantità sorprendentemente elevata di
poeti americani del XX secolo si è suicidata. È da supporre che i loro sforzi
creativi li avessero portati a diventare insopportabilmente sensibili alla
bruttezza della società, oltre ad averli esposti ad estreme frustrazioni e
disillusioni nella loro vita personale. Il fatto è che lidea rimbaudiana di
cercare visioni per mezzo di uno sregolamento sistematico di tutti i sensi
ha spesso ispirato comportamenti semplicemente idioti ed autodistruttivi. Quali
che fossero i fattori sociali o personali che poterono contribuire alla pazzia
di Sam, la causa immediata era certamente la grande quantità di speed che
prendeva.
Può darsi che anche gli psichedelici abbiano giocato un ruolo, ma ne dubito.
Nonostante le storie di gente che perde la ragione durante un trip, delle quali
si è fatta una pubblicità esagerata, milioni di persone ne hanno presi durante
gli anni 60 senza subire il minimo danno. Per non perdere il senso delle
proporzioni, occorre ricordare che il numero di morti che si possono attribuire
agli psichedelici nellintero decennio è inferiore a quello dei morti
dovuti allalcool o al tabacco in un solo giorno. In alcuni casi gli
psichedelici hanno certamente portato in superficie problemi mentali latenti, ma
probabilmente nel migliore più spesso che nel peggiore. Ed ho la sensazione che
molte più persone sono state salvate della pazzia grazie agli
psichedelici, nella misura in cui lesperienza le aveva aperte a prospettive più
ampie e le aveva rese coscienti di altre possibilità oltre quella della cieca
accettazione dei valori folli del mondo convenzionale.
In ogni caso, sono persuaso che gli psichedelici mi furono salutari. Oltre a
un solo trip realmente infernale (sotto DMT), furono quasi tutti meravigliosi e
li annoverp fra le esperienze più preziose della mia vita. Se ho cessato di
prenderli nel 1967, è perché ero giunto a rendermi conto che i loro effetti
salutari erano irregolari e non duravano. Vi danno soltanto una visione
momentanea, una suggestione di ciò che è là. Ecco perché un certo numero di noi
finì per avvicinare pratiche di meditazione orientali, per esplorare tali vie
più sistematicamente e imparare ad integrarle più durevolmente nella nostra vita
quotidiana.
Il Buddhismo Zen continuava ad attirarmi. Avevo già scoperto il Centro Zen di
San Francisco, dove andavo di tanto in tanto per fare meditazione o per sentire
i discorsi di Shunryu Suzuki, maestro Zen piccolo e gentile. Quando una filiale
di questa scuola aprì a Berkeley nel 1967, iniziai ad andarci un po più
regolarmente. Ma non continuai a lungo, in parte perché avevo alcuni dubbi sulle
forme religiose tradizionali, ma soprattutto perché la pratica esigeva che ci si
alzasse alle quattro di mattina, cosa che era difficile da conciliare con il mio
stile di vita dellepoca. Ero preso nello stesso tempo da così tante passioni
diverse che mi è difficile raccontarle cronologicamente.
Una delle mie passioni era il cinema. Allinizio del 1968, fui
improvvisamente la meravigliato di questo genere artistico mi afferrò, e per due
anni ne fui preso. Ho visto quasi mille film, cioè quasi tutti quelli che
uscirono nella Bay Area e che avevano qualche interesse, tra cui otto o dieci
alla settimana al Telegraph Reportory Cinema che avevo convinto a concedermi
lingresso libero permanente in cambio della distribuzione dei loro calendari
pubblicitari, e ci tornavo spesso per rivedere per la seconda o la terza volta i
film che preferivo di più. Le pellicole sperimentali di Stan Brakhage mi diedero
lidea di realizzare personalmente alcune piccole esperienze con una macchina
fotografica 8mm, ma essenzialmente ero soltanto uno spettatore. I miei favoriti
erano i primi europei classici Carl Dreyer, i film muti tedeschi e russi, le
pellicole francesi degli anni 30 (Pagnol, Vigo, Renoir, Carné) e alcune
pellicole giapponesi del dopoguerra. Oltre ai vecchi comici (Chaplin, Keaton,
Fields, i fratelli Marx, Laurel e Hardy), che compensavano in gran parte i loro
aspetti deteriori con quei momenti sublimi di ilarità poetica che talvolta
raggiungevano, la maggior parte dei film americani non mi soddisfaceva molto.
Hollywood ha sempre reso volgare tutto ciò che ha toccato, indipendentemente
dalla qualità degli attori, degli autori o delle opere letterarie di cui le sue
pellicole presumono di essere tratte; ma prima che la sua influenza sia riuscita
a dominare tutto il pianeta, alcune delle industrie cinematografiche straniere
tolleravano ancora alcuni sforzi creativi.
Dopo avere visto la maggior parte dei classici, oltre ad un campione
abbastanza grande degli stili moderni, finii per stancarmi. Ho visto pochissimi
film dopo il 1970, e ne sono quasi sempre rimasto deluso. Quasi tutti, compresi
i cosiddetti capolavori sofisticati, sono concepiti fin troppo ovviamente
soltanto per un pubblico di illetterati con problemi emotivi. Praticamente il
solo cinema recente per il quale abbia trovato un po di interesse è quello di
Alain Tanner. Ci sono senza dubbio alcune altre opere di qualche merito, ma
occorre ingurgitare troppi rifiuti per trovarle. Preferisco quasi sempre leggere
un buon libro.
[Kenneth Rexroth]
I libri più interessanti che lessi in quel periodo erano quelli di Rexroth o
degli altri autori che mi fece conoscere. Mi piacque fin dallinizio ancora di
più quando lo incontrai per la prima volta; ma soltanto gradualmente, diventando
un po più maturo, sono riuscito ad apprezzarlo per il suo giusto valore, al
punto di diventare il mio autore preferito ed il mio mentore, eclissando i miei
eroi precedenti, come Henry Miller, Alan Watts, Allen Ginsberg, Lew Welch, e
finalmente anche Martin Buber e Gary Snyder.
Allo stesso tempo mistico e radicale, campagnolo ed urbano, Rexroth avevano
una larghezza di veduta che non ho mai più ritrovato in nessun altro prima o
dopo di lui. La filosofia orientale, i canti degli indiani dAmerica, lopera
cinese, la teologia medioevale, larte davanguardia, le lingue classiche, lo
slang underground, lo yoga tantrico, le comunità utopistiche, la storia
naturale, il jazz, la scienza, larchitettura, lalpinismo sembrava sapere
molte cose interessanti su quasi tutti gli argomenti, e come si accordavano tra
loro. Il solo fatto di seguire le sue proposte di lettura (soprattutto nei brevi
saggi così sorprendentemente vigorosi dei Classics Revisited) era in sé
un vero insegnamento di cultura generale. Oltre alle nuove prospettive che mi
aprì su Omero, Lao Tse, Blake, Baudelaire, D.H. Lawrence ed Henry Miller, mi
fece conoscere una grande varietà di altri capolavori che non avrei forse mai
scoperto altrimenti: il diario modesto e meditativo del quacchero antischiavista
John Woolman; lautobiografia immodesta ma impegnativa di Restif de la Bretonne
(una specie di Henry Miller ultrasentimentale francese del XVIII secolo); la
magnanimità sottile di Parades End di Ford Madox Ford; la narrazione
dura della Nave morta di B. Traven, Kalevala, affascinante epopea
popolare finnica; Mister Dooley di Finley Peter Dunne, barman irlandese
di Chicago della fine del secolo i cui monologhi riflettono unesperienza del
mondo ricca come quella di Twain, e che trovo anche più divertente...
Rilessi due saggi di Rexroth tante volte che finii per conoscerli quasi a
memoria. Il primo, The Hasidism of Martin Buber, presentando un
misticismo la cui espressione ultima si trova nel dialogo e nella comunione,
metteva in dubbio le tendenze controculturali che vedevano il misticismo
soprattutto sul piano dellesperienza individuale minimizzando gli aspetti
sociali ed etici della vita. Il secondo, The Chinese Classic Novel, mi
iniziò alla nozione di magnanimità in Rexroth, che ritengo il tema centrale
della sua opera. Questa nozione risale allideale aristotelico delluomo dalla
grande anima (e questo è in effetti il senso letterale di magnanimità), ma
Rexroth lo arricchisce collegandolo allideale cinese tradizionale del saggio
dal cuore umano. Lopposizione stabilita da Rexroth tra la magnanimità e le
forme diverse di autocompiacenza era per me una rivelazione. Sgonfiava la
profondità e la sensibilità esibite da tutta una gamma di autori che
erano di moda allepoca Kierkegaard, Dostoijevski, Nietzsche, Proust, Joyce,
Pound, i surrealisti, gli esistenzialisti, i beats... Lelenco potrebbe essere
proseguito quasi indefinitamente: una volta che comprendete la prospettiva di
Rexroth, è difficile trovare un autore moderno la cui autocompiacenza non salti
agli occhi.
Come sempre in Rexroth, quella che potrebbe sembrare soltanto una discussione
estetica è in realtà un modo di parlare dei diversi modi di affrontare la vita.
La distinzione tra la magnanimità e lautocompiacenza diventò una delle mie
pietre di paragone. Un autobiografo può difficilmente pretendere di essere
indenne da qualsiasi autocompiacenza; ma se pensate che io abbia una certa
autocompiacenza oggi, immaginate cosa sarebbe accaduto senza linfluenza
moderatrice di Rexroth!
Dopo aver abbandonato i miei studi, cosa che mi ha fatto perdere il rinvio
alla leva, ho evitato la coscrizione per due anni con una lettera dello
psicanalista al quale i miei genitori mi avevano inviato, secondo la quale non
avevo la stoffa per essere un buon soldato a causa del mio risentimento
estremo verso lautorità. Tuttavia, alla fine degli anni 60 lesercito aveva
una necessità sempre più pressante di arruolare gente per condurre la guerra al
Vietnam, e questo tipo di scuse non bastava più. Quando mi presentai alla
commissione di leva a Oakland, lo psicologo che mi esaminava non gettò che
unocchiata alla lettera, poi, con mio grande orrore, mi indicò come abile al
servizio.
Non avevo alcuna intenzione di entrare nellesercito, ma non avevo molta
voglia neppure di trovarmi in prigione o di subire tutte le traversie
dellobiezione di coscienza. È se necessario sarei andato probabilmente in
Canada, ma quello che mi infastidiva di più era di dover abbandonare tutto e di
lasciare la Bay Area. Giurai a me stesso di non uscire dalledificio prima di
aver risolto la questione una volta per tutte.
Pensai bene di lanciare una sedia attraverso la finestra, ma non volevo
trovarmi con la camicia di forza. Decisi di concentrarmi piuttosto sullo
psicologo che mi aveva dichiarato abile. Preparandomi per il ruolo drammatico
più determinante della mia vita, feci irruzione nel posto in cui esaminava
qualcun altro, urlando: Specie di coglione, animale, tu pensi di capirmi,
ascolta, quando sarò nellesercito, aspetta che abbia un fucile in mano, pensi
che non sparerò al primo fottuto ufficiale che mi darà un ordine, ah ah, e
quando lavrò fatto, vorrei vedere la tua faccia quando i tuoi capi ti
chiederanno come hai potuto dichiararmi abile, ah ah... (tutto ciò era
accentuato da smorfie, da tics e da grida penetranti infantili, in modo che
avessi laria di un bambino in una crisi di collera). Quindi ho sbattuto la
porta e mi sono seduto sulla soglia.
Quando uscì, lo seguii in silenzio, determinato a non lasciarlo più. Va in un
altro ufficio ed esce presto con un ufficiale, che si avvicina e dice: Cosè
che pensi di fare, minacciando il medico? Mi lancio in unaltra diatriba.
Lufficiale mi dice di entrare nel suo ufficio. Dopo qualche altro minuto ancora
della mia esibizione, mi dice che non sarò preso nellesercito. Ma non poteva
finire lì, voleva salvare la faccia: Questo è probabilmente quello che
volevate sentirvi dire. Ma voglio dirvi ancora qualcosa. Ho visto molta gente in
questo lavoro. Alcuni erano obiettori di coscienza. Non ero daccordo con loro,
ma potevo rispettarli. Ma voi! A giudicare dal vostro comportamento violento e
rivoltante, lumanità non ha fatto alcun progresso dagli uomini delle caverne!
Non meritate di stare nellesercito!
Trattenendomi dal sorridere, sono rimasto calmo, lanciandogli sguardi cattivi
e stringendo il bordo della scrivania come se rischiassi in qualsiasi momento di
essere preso di un spasmo, mentre riempiva e firmava il formulario. Quindi lo
presi senza una parola, uscii con un passo pesante e rumoroso, riportai il
formulario allufficio competente, uscii dalledificio, svoltai langolo della
via... e continuai per la strada saltellando!
[Come diventai anarchico]
Benché fossi andato ad alcune manifestazioni per i diritti civili o contro la
guerra durante i miei due primi anni a Berkeley, soltanto alla fine del 1967
lintensificazione della guerra in Vietnam mi indusse ad impegnarmi seriamente
nella politica della Nuova Sinistra. Il mio primo gesto fu quello di aderire al
Peace and Freedom Party, che si proponeva di sostenere la candidatura di Martin
Luther King e Benjamin Spock alle elezioni presidenziali del 1968. La maggior
parte dei 100.000 membri californiani del PFP non aveva probabilmente maggiore
esperienza politica di me, ma si iscrissero semplicemente per assicurarsi che ci
fosse un candidato contro la guerra alle elezioni. Ma benché il PFP fosse
soprattutto un partito elettorale, compiva uno sforzo per incoraggiare una
partecipazione che andasse al di là del voto. Andai a molte riunioni di
quartiere del PFP ed assistetti ai tre giorni della convenzione nel marzo 1968.
Cera molta buona volontà ed entusiasmo fra i delegati, ma fu in
quelloccasione che fui testimone per la prima volta di manovre politiche.
Completamente aperto ed eclettico, il PFP attirava naturalmente la maggior parte
delle organizzazioni gauchistes, ciascuna delle quali intrigava per promuovere
la sua linea o i suoi candidati. Alcuni dei politicanti mi sembravano abbastanza
fastidiosi, ma in generale ammiravano coloro che avevano partecipato alle lotte
per i diritti civili o al FSM, e volentieri mi rimettevo al loro punto di vista
più sperimentato e probabilmente meglio informato. Benché possa pretendere di
aver partecipato fin dallinizio alla controcultura, ed in modo relativamente
indipendente, nel movimento politico, non ero che un sostenitore passivo,
ordinario e tardivo.
Come diventavo più attivo nel PFP (ma mai al di là di ruoli subalterni,
come partecipare alle manifestazioni, riempire buste, distribuire volantini),
fui gradualmente radicalizzato dallinfluenza dei politicanti più esperti,
soprattutto dalle Pantere Nere. Ripensandoci, è imbarazzante riconoscere con
quale facilità sono stato ingannato da una manipolazione così grezza, attraverso
la quale un pugno di individui si è autoproclamato il solo portavoce autentico
della comunità nera, rivendicando il diritto di veto, e in pratica la
sovranità effettiva sul PFP e su qualunque altro gruppo con il quale
accondiscendeva a formare delle coalizioni. Ma erano evidentemente
coraggiosi, ed a differenza delle tendenze separatiste, erano almeno disposti a
collaborare con i bianchi. La maggior parte di noi aveva ingenuamente creduto
alla vecchia truffa: Sono neri, incarcerati, battuti, uccisi; dato che noi non
siamo in queste condizioni, non abbiamo alcun diritto di criticarli. Quasi
nessuno, neppure i cosiddetti gruppi antiautoritari come Diggers, Motherfuckers
o Yippees, sollevava alcuna obiezione seria a questo doppio peso e doppia
misura razzista, che, tra laltro, costringeva tutti gli altri neri
allalternativa di sostenere i loro sedicenti servi supremi o a tacere.
In questo periodo le salutari tendenze democratico-partecipative della
prima Nuova Sinistra erano soffocate dallintimidazione, dalla
spettacolarizzazione e dal delirio ideologico. Appelli a favore del terrorismo o
della lotta armata si ripetevano in molti giornali underground. Gli
attivisti che credevano che ogni questione teorica fosse soltanto una stronzata
furono presi allo sprovvista quando la SDS fu presa in mano da sette di
stupidità asinina che discutevano tra loro sulla questione di sapere quale
combinazione di regimi staliniani dovevano sostenere (la Cina, Cuba, il Vietnam,
lAlbania, la Corea del Nord). La grande maggioranza di noi non aveva alcuna
simpatia per lo stalinismo. Parlando solo di me stesso, anche se ero bambino,
leggendo gli articoli sulla repressione della rivoluzione ungherese del 1956,
avevo abbastanza buon senso per capire che lo stalinismo era della una pura
stronzata. Ma nella nostra ignoranza della storia politica, era facile
identificarci con degli eroi martirizzati come Che Guevara o i Vietcong, e tanto
più quanto più erano esotici, non sapendo realmente quasi nulla di loro. Fissati
in modo ossessivo e quasi esclusivo sullo spettacolo delle lotte terzomondiste,
non eravamo consapevole delle vere sfide della società moderna. Certamente, uno
degli scontri più duri a Berkeley cominciò come una manifestazione di
solidarietà con la rivolta del maggio 1968 in Francia, ma non eravamo al
corrente di ciò che avveniva là realmente avevamo limpressione confusa che
si trattava di una sorta di protesta contro de Gaulle più o meno nello stile
che conoscevamo.
Oggi il crollo del movimento viene spesso attribuito alloperazione
COINTELPRO del FBI, che mise in opera la disinformazione per seminare sospetti
tra diversi gruppi radicali, impiegando dei provocatori per screditarli, e delle
macchinazioni contro alcuni individui. Ma non è meno vero che la struttura
autoritaria delle Pantere e degli altri gruppi gerarchici si prestava a questo
tipo doperazione. Nellinsieme i provocatori avevano solo bisogno di
incoraggiare delle tendenze ideologiche che erano già deliranti, o di attizzare
rivalità che esistevano già.
Per me la goccia dacqua che fece traboccare il vaso fu il congresso delle
Pantere per un fronte unito contro il fascismo nel luglio 1969. Partecipai
coscienziosamente ai tre giorni. Ma la sua orchestrazione militarista,
ladulazione frenetica degli eroi martiri, i canti scanditi, gli slogan
pavloviani, le parole dordine meschine, le spacconerie sulla linea corretta
e la direzione corretta, le menzogne e le manovre ciniche dei gruppi
burocratici temporaneamente alleati, le minacce violente contro i gruppi rivali
che non avevano accettato la linea attuale delle Pantere, il telegramma
fraterno del Politburo nordcoreano, il ritratto incorniciato di Stalin sulla
parete dellufficio delle Pantere tutto questo finì per avvilirmi, e mi
indusse a cercare una prospettiva che si accordasse meglio con le mie
sensazioni.
Credevo di sapere dove trovarla. Uno dei miei amici di Shimer che si era
trasferito qui era anarchico, ed i suoi commenti disincantati sulle tendenze
burocratiche del movimento mi salvarono da troppo facili entusiasmi. Andai da
lui per prendere in prestito una borsa piena di testi anarchici scritti
classici di Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Emma Goldman, Alexander Berkman;
opuscoli su Cronstadt, la rivoluzione spagnola, lUngheria del 1956, la Francia
del 1968; e alcune riviste più recenti come Solidarity ed Anarchy
(Londra), Anarchos (New York), Black and Red (Michigan)...
Fu una rivelazione. Avevo intuitivamente una certa simpatia per lanarchismo,
ma come la maggior parte della gente supponevo che non fosse realmente
praticabile; che senza un governo tutto crollerebbe nel caos. I testi anarchici
demolirono questo errore, rivelandomi le possibilità creatrici
dellauto-organizzazione popolare e mostrando come le società potrebbero
funzionare molto bene ed in alcune situazioni o per alcuni aspetti, hanno
funzionato molto bene senza strutture autoritarie. In questa prospettiva
diventava facile vedere che le forme dopposizione gerarchiche tendono a
riprodurre la gerarchia dominante (levoluzione rapida del partito bolscevico in
stalinismo ne è lesempio più evidente) e che la dipendenza rispetto a qualsiasi
capo, anche il più radicale, tende a rafforzare la passività della gente anziché
incoraggiare la loro creatività e la loro autonomia.
Scoprii che lanarchismo comprendeva una grande varietà di tendenze
individualiste, sindacaliste, collettiviste, pacifiste, terroristiche,
riformiste, rivoluzionarie. Praticamente la sola cosa sulla quale la maggior
parte degli anarchici era daccordo era lidea che occorre opporsi allo Stato ed
incoraggiare liniziativa e la gestione popolari. Ma era almeno uno buon inizio.
Ecco una prospettiva che potevo abbracciare con tutto il cuore, che spiegava i
difetti attuali del movimento e dava unindicazione generale sulla direzione
nella quale occorreva andare. Per me, lanarchismo conveniva perfettamente con
lidea di Buber e di Rexroth di una comunità interpersonale autentica, in
opposizione alle comunità impersonali. Alcuni articoli recenti di Rexroth
avevano segnalato il legame tra Kropotkin e lecologia. Rexroth e Snyder avevano
fatto allusione ad una grande cultura sotterranea che comprende diverse
correnti non autoritarie attraverso la storia, e avevano espresso la speranza
che con la controcultura attuale queste tendenze potrebbero essere sul punto di
prendere corpo in una comunità mondiale liberata. Lanarchismo sembrava essere
lelemento politico di tale movimento.
Ron Rothbart (un amico di Shimer che si era trasferito recentemente a
Berkeley) rapidamente divennne un convertito entusiasta come me. Iniziavamo ad
osservare il movimento in modo più critico e a prendere noi stessi alcune
iniziative modeste, elogiando lanarchismo presso i nostri amici, ordinando
delle pubblicazioni per la diffusione locale, portando le bandiere nere alle
manifestazioni. Dopo avere conosciuto altri anarchici locali con cui formammo un
gruppo di discussione, progettando la ristampa di alcuni testi anarchici, e
prevedendo lapertura di una libreria a Berkeley. Il mio primo scritto
pubblico fu un opuscolo diffuso ad alcune decine di amici e di conoscenti in
cui provavo a far conoscere gli aspetti anarchici di Rexroth e Snyder.
Nota del traduttore: Il titolo originale del testo di Ken Knabb è Confessions of a Mild-Mannered
Enemy of the State. Una traduzione che renda in italiano il significato di mild-mannered non è facile. Al lettore italiano può essere utile quanto ha
scritto Ken Knabb al riguardo in una lettera inviata a chi scrive: In inglese
mild-mannered ha una connotazione particolare (oltre a tutte le qualità che
menzioni): Nel famoso programma televisivo Superman, degli anni 50-60, la
descrizione di Superman allinizio diceva sempre: ...and who,
disguised as mild-mannered reporter Clark Kent...” Cioè, cè almeno una connotazione di
beneducato o affettato, e quindi una connotazione di persona comune, compita,
raramente in collera, che non insulta mai nessuno... Una persona gentile, con
unaria dolce, e che non ha un atteggiamento forte o impressionante.
Assolutamente non come Guy Debord che non era affatto mild-mannered in questo
senso (anche se era senza dubbio abbastanza educato o caloroso in alcuni suoi
rapporti personali). Piuttosto un qualcosa di ordinario. Il contrasto con
enemy of the state è un po divertente, e lo è ancora di più se il lettore
si ricorda che il vecchio mild-mannered man era in realtà Superman... Ma
non è soltanto uno scherzo, la descrizione è giusta perché io sono relativamente
mild-mannered pratico la meditazione zen, metto in discussione alcuni
aspetti violenti o egotisti dello stile situ, cerco di collegare la
strategia rivoluzionaria con le situazioni ordinarie della vita quotidiana.
Parte 1 della versione
italiana di Confessions of a Mild-Mannered Enemy of
the State, traduzione
dallinglese di Omar Wisyam.
No copyright.
[Parte
2]
[Altri testi in
Italiano]
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